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Metropoli: quei cinque numeri di un giornale autonomo

28 Luglio 2003 Commenti chiusi


QUEI CINQUE NUMERI DI UN GIORNALE AUTONOMO

Nel giugno del 1979 usciva il ?Numero 1? della rivista Metropoli, sottotestata: ?L?Autonomia possibile?. E fu subito polemica, un gridare allo scandalo. Di quel periodico ?mensile? uscirono solo cinque numeri, ma il più colpito e censurato, e conseguentemente sequestrato dalle edicole, fu proprio il primo numero, quello in cui era stato pubblicato un fumetto che ripercorreva le tappe del rapimento di Aldo Moro. In realtà, a causa di varie vicissitudini politiche e giudiziarie, i cinque numeri di Metropoli uscirono con cadenza quasi semestrale. L?ultimo numero è infatti del Giugno 1981.
Metropoli era un giornale ?redatto, a vario titolo, da un collettivo di Compagni? che aveva attraversato il ?68, l?Autunno caldo delle lotte di fabbrica e poi ?l?esperienza breve e felice? di Potere Operaio. Il primo editoriale era preciso, diceva che Metropoli era un giornale ?rivolto ai giovani, alle donne, agli anziani; a chi lavora e a chi no; a chi ruba nei grandi magazzini e a chi vorrebbe farlo; a chi si emoziona febbrilmente calandosi il passamontagna e a chi sente il brivido a corpo scoperto; a chi pratica il terrorismo e a chi ne ha orrore; a chi sta in galera e a chi teme di andarci; agli assenteisti e a coloro i quali sabotano la produzione?. A tutti, quindi. Ma così non fu. Metropoli, infatti, veniva acquistato da coloro che a qualunque prezzo, in quegli anni caldi, volevano ?vivere meglio?, viveri liberi, rifiutando il sistema politico e sociale di allora. Era il periodo dei Punk, degli Indiani Metropolitani, dei Dark, dei Cancançeiros, tutti giovani che vivevano allo sbando, praticando il cosiddetto ?esproprio proletario?, una popolazione migrante da una metropoli all?altra, un?era di giovani studenti universitari fuori corso che si convincevano a fare quel salto che li immetteva nel mondo del terrorismo, attirati dal ?meraviglioso fascino della clandestinità? dopo aver partecipato ad appena due o tre ?collettivi? (così venivano chiamate le riunioni di gruppi di studenti).
I redattori di Metropoli erano venti, tra i quali figuravano Beppe Madaudo, Lanfranco Pace, Franco Piperno, Oreste Scalzone, Franco Berardi (detto ?Bifo?), Francesa Pasini, Maurizio Pignataro. Poiché nessun radattore era iscritto all?Ordine dei giornalisti, e pochè i direttori responsabili, dopo ogni uscita di Metropoli, venivano puntualmente accusati di un qualche reato, ad ogni numero della rivista figurava come Dierettore un nominativo diverso, in nome della ?libertà di stampa e della libera circolazione delle idee?. Precisazioni del genere cominciarono ad apparire dal Numero 2, firmato da Giancarlo Smidile. Il Numero 1 era invece firmato da Alfredo Azzaroni; al terzo numero si rese garante Carlo Emanuele Rivolta; il quarto fu firmato da Luigi Manconi, il quale precisò che non condivideva nulla di quanto la rivista aveva sostenuto in passato e che non conosceva neppure il contenuto degli articoli del Numero 4 (quello da lui firmato), ma che tuttavia voleva permettere, a chiunque volesse farlo, di acquistare e leggere Metropoli. All?ultimo numero, il quinto, prestò volentieri la firma Paolo Hutter, non solo per consentire la più totale libertà d?informazione, ma anche ?a causa di una breve cotta adolescenziale per Franco Piperno?.
Ma quali furono i ?meriti? o ?demeriti? di Metropoli ? Primo fra tutti quello di essere (l?accusa venne da varie parti) il periodico ufficiale delle Brigate Rosse, ossia di un gruppo armato che nel 1979 era nel pieno di una vera e propria guerra con lo Stato italiano (appena un anno prima era stato rapito e ucciso Aldo Moro). Uno Stato che le Brigate Rosse e lo stesso Metropoli identificavano con la Democrazia Cristiana, un partito politico che ?appoggiava l?imperialismo delle multinazionali?. E forse non a caso, in quel primo numero, veniva riportato integralmente il comunicato delle B.R. datato 3 Maggio1979, che rivendicava l?attentato fatto proprio alla sede romana della D.C., in piazza Nicosia, dove vi furono morti e feriti. Nessun giornale aveva mai pubblicato un comunicato delle Brigate Rosse. Il primo numero di Metropoli fu sequestrato appena 24 ore dopo la sua comparsa nelle edicole e, per molti, restò un oggetto metafisico, oggi ricercatissimo. Il secondo Numero, pubblicato nove mesi dopo, fu redatto per la gran parte nelle carceri speciali, dove soggiornavano quasi tutti i collaboratori della rivista. Anche il Numero 2 venne sequestrato. Nessuno più si aspettava il terzo numero di Metropoli, ma dopo altri dieci mesi ? nel Febbraio ?81 ? eccolo di nuovo in vendita, regolarmente distribuito, con editoriale di Lanfranco Pace e Paolo Virno; con un servizio sulla Cina di Oreste Scalzone, con pagine estere dalla Polonia e dall?America; ed anche pagine di Musica, Cinema e persino un satirico Gioco dell?Oca (?Gioco di pura evasione?) ispirato ai metodi di fuga dalle carceri speciali.
Tutti i numeri del giornale avevano rubriche fisse e contenevano anche delle interviste. Ricordiamo quelle fatte a Cesare Musatti su ?La cultura del pentimento?; a Tinto Brass su ?Cinema politico?; a Gianni Vattimo su ?Potenza del tempo libero?; e vi fu anche una domanda a varie personalità sulle ?Previsioni nel Processo 7 Aprile?: risposero esaurientemente: Carmelo Bene, Alberto Arbasino, Giorgio Bocca, Ruggero Orlando, Oreste Del Buono e Indro Montanelli. Molto spiritoso è stato Roberto Benigni, mentre Umberto Eco ha avuto una gelida reazione: ?Mi meraviglio che me lo chiediate, noi scriviamo sui nostri giornali, voi sui vostri?. Il più sibillino è stato Giorgio Forattini, fulminante come una sua vignetta: ?Sono un disegnatore, non mi occupo di politica?.
Nel frattempo si faceva strada un altro giornale più volte sequestrato, ed era pubblicizzato su Metropoli, si chiamava IL MALE. Fece epoca e lasciò un segno nell?editoria satirica. Accanto alla pubblicità de IL MALE, sull?ultima pagina del Numero 5 di Metropoli, campeggiava con risalto una notizia in grassetto: ?il Numero 6 di Metropoli sarà in edicola il 20 Settembre?. Era il 1981 e quel Numero 6 non è mai uscito. I redattori di Metropoli si sparpagliarono, forse dispersi nei meandri delle aule giudiziarie e di quelle parlamentari.