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Giambattista Vico e il carattere poetico del linguaggio

15 Luglio 2003 Commenti chiusi

G. WOHLFART, Vico e il carattere poetico del linguaggio.
“Bollettino del Centro di Studi Vichiani”, XI/1981

Recensione eseguita per il seminario di “Estetica”, tenuto dal prof. Gianni Vattimo.
(Primo anno di “Lettere Moderne”, Torino 1983)

A giudizio dell’A., Vico è il primo studioso che ha tentato di ricavare filosoficamente il carattere poetico del linguaggio e la sua essenza.
A sostegno di tale tesi l’A. cita E. Coseriu, per il quale, Vico, ha trovato modo, nell’ultima delle sue orazioni inaugurali degli anni accademici dal 1699 al 1706, di rivendicare contro i cartesiani il valore dell’eloquenza, della retorica, della fantasia, della memoria, dell’ingegno, della poesia: la “poiesis” generalizzata e creatrice di Universali Fantastici.
Haman viene accostato a Vico da B. Croce e da Goethe, il quale, a proposito della “Scienza Nuova”, dice che è la “Bibbia degli italiani” e che, un giorno, per i tedeschi, solo lo Haman avrebbe potuto scriverne una simile.
Pur essendo, Vico, cattolico, ed Haman di idee “luteraneggianti”, per l’A. esiste tra i due un’affinità spirituale che li porta alle stesse conclusioni. Vico mette in evidenza, sempre, che c’è tutto un linguaggio di “versi” ce poi solo più tardi uno in “prosa”; inoltre, il linguaggio poetico costituito di Universali Fantastici è anteriore al linguaggio prosaico, costituito di concetti razionali o filosofici. Per Vico, “ogni manifestazione della natura era una parola. Tutto ciò che l’uomo in principio udì, vide e toccò fu una parola vivente.” E, in maniera leggermente diversa, anche lo haman espose questi stessi concetti e, perciò, non si può affermare che la sola idea di linguisticità era il fulcro comune ai due filosofi.
Per quanto riguarda Humboldt, egli non si stancò mai di sottolineare che l’idea dl linguaggio più evidente, ma anche più limitata, è quella di considerarlo come puro mezzo di comunicazione. E pertanto si può considerare Vico come precursore non solo di Humboldt, ma anche del pensiero storico del “Movimento Tedesco” sino a Hegel.
Le affinità tra Humboldt e il Vico sulle idee sul linguaggio sono tante che chiunque, leggendo varie opere dei due filosofi li può ritrovare e, pertanto, l’A. non si sofferma a citare brani.
Infine Hegel. L’A. arriva prima al nucleo centrale dell’affinità tra i due pensatori, cioè all’affinità delle loro due idee fondamentali – l’Universale Fantastico di Vico e l’Idea Assoluta di Hegel – per poi dimostrarne la similitudine.
L’estensore si sofferma lungamente sull’interpretazione dell’Idea Assoluta di Hegel alla fine di “Scienza della logica”, fino a dire che l’Ideale Assoluto è “senso che prende forma”. Con ciò l’A. vuole arrivare a dimostrare la connessione di tale idea con la “chiave interpretativa” di vico per la “Scienza Nuova”, cioè con i “ritratti ideali”. In pratica, anche gli Universali Fantastici di Vico sono “senso che prende forma”, ossia significato divenuto forma.

Marzo 1983