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Per la formazione di una coscienza civica: Covegno sulla Mafia.

31 Luglio 2003 Commenti chiusi

?PER LA FORMAZIONE DI UNA COSCIENZA CIVICA?

Il mio intervento al Convegno sulla Mafia. Favara (AG), 11 maggio 2002.

In un sondaggio di qualche settimana fa, alcuni ragazzi sono stati intervistati su ciò che erano le loro passioni e i loro interessi, lo studio e le materie che più li ispiravano. Appariva evidente il loro disagio, la loro insicurezza nel dare le risposte. E le risposte che davano si dimostravano poco credibili.
Ad un certo punto, un giovane rispose: ?l?unica attività che mi attira e che mi interessa fino a farmi perdere la nozione del tempo, è navigare in Internet?. E subito, anche i compagni che lo circondavano hanno concordato.
Il messaggio è evidente. Internet e la terminologia moderna sono i primi interessi dei giovani. Ossia interessi, volenti o nolenti, ?esterni? alla scuola. Eppure, la scuola e la famiglia, sono i luoghi deputati alla formazione dei giovani. Cioè i luoghi deputati a formare, ad imprimere, quindi, un senso civico nella mente del giovane.
Non so se è utile o fuori luogo ricordare che il civismo è una delle tematiche care alle dittature, siano esse di Destra o di Sinistra. Infatti, il Potere fa sempre sì che i cittadini si disinteressino delle leggi, dei propri diritti. Per chi sta al Potere, i cittadini devono solo pensare a lavorare, devono pensare alla famiglia, a divertirsi? al resto, penseranno i governanti. Invece occorre interattività tra Potere e Cittadino. Quanto più grande, da parte del cittadino, è la ricerca del colloquio con chi sta al potere, tanto più grande è la sua coscienza civica. E quanto più ostacoli troverà in ciò, tanto più soffrirà. E la sua coscienza civica si indebolirà. Il Cittadino deve conoscere le leggi, e possibilmente intervenire per cambiarle. Soprattutto ove pensi che siano leggi ingiuste. Un esempio: il senso civico non è di chi dice, a proposito dei referendum abrogativi indetti dai radicali, ?ci sono troppi referendum, perciò non vado a votare?. È senso civico invece andare a votare ed esprimere la propria scelta, qualunque essa sia.
Da una ricerca promossa dall?Istituto Cattaneo, di Bologna, curata dal politologo Roberto Cartocci (edita da ?il Mulino?) e condotta in tutta Italia coinvolgendo 6.000 studenti delle ultime classi delle superiori, è emerso un ?deficit di senso civico? che si sta allargando anche alla generazione più giovane.
Ma che cos?è il ?senso civico?? È senso civico conoscere l?Inno di Mameli? O salutare semplicemente la ?Bandiera Italiana?? Le bandiera sventola ormai soltanto quando vince la Ferrari e l?Inno si canticchia quando gioca la Nazionale di calcio. Se non si danno un senso e un significato all?Inno e alla bandiera (senso che va oltre al semplice e non meglio definito ?rispetto? del Tricolore o al conoscere ? a memoria? le parole dell?Inno), si rischia ? forse già ci siamo ? di far sì che questo ?deficit di senso civico? si trasformi in sfiducia nelle Istituzioni, in sfiducia negli altri e in un individualismo sfrenato che farà perdere di vista il Prossimo e il bisogno che il Prossimo ha di noi.
Il Prossimo e il rispetto del Prossimo sono alla base di una formazione civica. Bisogna rispettare il Prossimo e capirne i bisogni. Capire le ragioni degli altri, anche quando sono diverse dalle nostre, ci farà vivere in pace col mondo e con noi stessi. Dobbiamo cercare, e trovare, le buone ragioni della convivenza, ossia quei rapporti che producono fiducia e che alimentano progetti e ideali.
L?educazione civica è la cenerentola delle materie scolastiche. La conoscenza delle leggi e della Costituzione sono però elementi fondamentali per una formazione civica. Anche se, bisogna dirlo, la loro conoscenza non garantisce un comportamento civico. Da non confondere con civiltà. Si può essere civili ma non avere senso civico. Essere civili vuol dire far parte di una comunità che possiede delle leggi e anche delle regole, che sono leggi non scritte ma che sono riconosciute come necessarie all?interno di una Comunità. Più diffusa è la conoscenza di tali leggi e regole, maggiore sarà la civiltà dei membri della Comunità.
Avere senso civico significa, invece, rispettare queste regole. Il senso civico deriva soprattutto dalla volontà di rapportarsi con gli altri nel rispetto delle regole. Deriva dall?ottimismo con cui si affrontano le varie esperienze personali e dal livello di autostima maturato nel tempo.
I giovani si devono attrezzare svolgendo attività (scolastiche, di volontariato, di tipo associativo, programmazione del tempo libero ecc.). In tal modo proporranno una sfida che migliorerà le loro capacità. E capacità migliori vogliono dire migliore dedizione alla società e al Prossimo.
La molla che si deve realizzare, dunque, è quella che serva a spingere i giovani a dare il meglio di sé, offrendo loro adeguati incentivi e input formativi.
Però, per fare ciò, è necessario:
1. eliminare, da un lato – dalla loro visione della vita – un realismo inerte che porta alla rassegnazione e al ?non reagire?, eliminare cioè quell?apatia che spesso li accompagna. Sempre più spesso si sente dire: ?tanto fanno sempre quello che vogliono loro?. (?Loro? sono i professori, i Parlamentari e chi detiene il potere).
2. Evitare, dall?altro lato, l?eccesso di entusiasmo privo di fondamenti cognitivi, un entusiasmo apportato dalla ?novità? (?Sì, facciamolo, facciamolo, dai?), un entusiasmo che cessa all?apparire della prima difficoltà (?ci vogliono le autorizzazioni?, ?occorrono più persone, più tempo, più denaro?).
Il troppo entusiasmo è tipico di chi prende tutto come un gioco, tralasciando i supporti formativi necessari per realizzare i propri ideali, e spesso vanno incontro al fallimento.
Il troppo realismo è tipico di coloro che hanno in partenza paura di non farcela e si trincerano dietro il fatalismo e i luoghi comuni che purtroppo ? soprattutto in Sicilia ? sono così diffusi. E la paura di non farcela non deriva sempre dalla propria incapacità, bensì da quella cultura che è conosciuta come mafiosa e che genera paura e nello stesso tempo rispetto verso il Potere. Ecco, come esempio, alcune frasi tipiche:
?Ma perché partecipi a quel concorso? Tanto si sa già a chi saranno assegnati quei posti?.
?Se vuoi farti ricoverare in un reparto ospedaliero specializzato devi prima andare a visita medica privata, cioè a pagamento, dal professor tal dei tali, e poi ti chiameranno subito?.
?Se vuoi aprire l?attività a cui tieni tanto, vota il nostro candidato.?
Ma non voglio andare fuori tema addentrandomi molto in un discorso sulla Mafia. Però voglio ricordare una cosa: Mafia non è solo quella che spara e uccide. Mafia è tutto ciò che è prepotenza verso i più deboli. È mafioso colui che sfrutta la propria posizione di superiorità per trarre dei vantaggi a scapito di chi è in posizione di inferiorità. E la cultura mafiosa nasce quando si accettano queste condizioni. Se non volete vivere nella cultura mafiosa, dovete costruire una coscienza anti mafiosa. Essere contrari alla cultura mafiosa e iniziare a combattere le situazioni di tipo mafioso di cui si viene a conoscenza, è già un grande passo, anche se non sufficiente, verso la costruzione di una coscienza civica.
Dalla parte dei ?grandi?, occorre essere esigenti nei confronti dei giovani. Bisogna proporre loro delle mete impegnative, renderli consapevoli delle loro qualità e responsabilità. Perché le hanno. Hanno qualità, tanta. E hanno responsabilità, che a volte non sanno riconoscere. E i formatori devono aiutarli a far venire fuori queste qualità e responsabilità.
Naturalmente, le strutture ufficiali (scuole, associazioni e famiglia) e le Istituzioni (Governo centrale ed Enti Locali) devono offrire ai giovani tutte le credenziali formative per realizzare i compiti dello sviluppo: mentale, morale e sociale. Il senso civico verrà da solo. In maniera quasi naturale.
Per fare tutto ciò è necessario parlare meno del cosiddetto disagio giovanile e far crescere i giovani in un clima di maggiori stimoli, conoscenze e fiducia in se stessi.
Questo convegno ne è un esempio.
Ma che c?entra il teatro in tutto questo? E per giunta una commedia sulla mafia? Ebbene, il teatro è già di per sé un mezzo di enorme potenza educativa, anche oggi, in tempi di Internet e di globalizzazione. Il teatro è oggi e lo è sempre stato, specchio della realtà in cui viviamo. Se poi vogliamo ammettere che ?coscienza civica? vuol dire anche coscienza mafiosa, il legame è presto scoperto.
Parliamo di ?coscienza civica? nella misura in cui, essendo civili, rispettiamo le leggi e le regole. Parliamo quindi di ?coscienza mafiosa? se conosciamo la Mafia. La conoscenza della Mafia può creare una coscienza ?anti? mafiosa. E si sa che si è ?contro? qualcosa solo se si conosce questo ?qualcosa?. Il teatro aiuta a costruire questa ?coscienza anti mafiosa? e quindi una coscienza civica.
Conoscendo meglio il pericolo Mafia, i giovani possono imparare ad individuarlo ed ostacolarlo. La forma di rappresentazione teatrale, anziché di saggio sociologico, rende più agevole l?approccio ad un argomento a cui tutti purtroppo siamo collettivamente interessati.
Il titolo dell?opera, Piazza della Vergogna, fa riferimento sia alla celebre fontana di Piazza Pretoria, ove ha sede il municipio di Palermo, sia alla vergogna che la Mafia getta sulla Sicilia e sui siciliani.
La vicenda narrata è essenzialmente un pretesto per dare notizie ed informazioni storiche sulla Mafia e sulla sua evoluzione. L?azione si svolge nell?ufficio di un commissariato ed è una sorta di ?gioco al massacro? tra un commissario di polizia ed un ingegnere sospettato di essere un mafioso. I colpi di scena non mancano.
Ringrazio Giuseppe Arnone che ha avuto l?idea di mettere in scena il mio testo e ne ha curato la realizzazione.
Da parte mia, mi auguro di aver contribuito degnamente a costruire ?qualcosa?.