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Alcune note come diario

7 Ottobre 2003 Commenti chiusi

Se è un diario, è un diario:
passato remoto, passato prossimo
e presente sono tutt’uno.

5 giugno 1980 – Pensieri.

Non so perché, ma la mia condizione migliore per scrivere è essere ubriaco, o quasi. Forse ciò non è altro che una “influenza” del mio scrittore preferito: Charles Bukowski. Lui si ubriacava sempre. Anzi era sempre ubriaco. Solo che Hank si considerava una nullità, un emarginato. Io, però, no. Comunque sia, riesco a scrivere di più e meglio quando sono “brillo”. D’altra parte, per uno che è stato a due passi dal drogarsi, bere è abbastanza salutare – anche se, l’alcool, è al terzo posto come causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e i tumori. La droga è al quarto posto.
E’ tutta una merdata, cazzo!

6 giugno 1980 – Soffitta, ore 4 del mattino.

Ogni volta che giunge la primavera, per me è un dramma: lacrimazioni, prurito alle congiuntive, respiro sibilante, raffreddore da fieno? in poche parole: sono allergico a non so quale cazzo di polline.
Il cortisone iniettato da un certo sollievo, ma non voglio usarlo perché causa rigonfiamenti di certe parti del corpo (guance, braccia ecc.), per non dire degli effetti sul cuore e sulle capsule surrenali.
Da qualche giorno soffro anche di prurito alle gambe e alle cosce. Non so se sia sintomo di allergia anche questo, fatto sta che prima non ne avevo mai sofferto. Perciò sono andato dal dottore.
Vorrei ora aprire una parentesi. Da qualche giorno sono in convalescenza. Ho subito un intervento chirurgico al tallone sinistro: avevo una verruca e me l’hanno “bruciata” (naturalmente dopo un mese di attesa, a causa della prenotazione obbligatoria al Servizio Assistenza dell’Unità di Base). Dopo l’intervento chirurgico, il medico mi ha prescritto delle medicazioni con pennellature di “Mercurocromo”. Chiusa la parentesi.
Poiché i sintomi pruriginosi di cui ho parlato prima sono iniziati un paio d’ore dopo la prima medicazione, ho pensato che FORSE ero allergico anche al “Mercurocromo”. E lo dissi al mio medico, il bravissimo dottor Macchioni Paolo. E questi, dopo avermi guardato le gambe, mi prescrisse degli antistaminici (compresse di “Tavergil”). E poiché gli antistaminici potenziano gli effetti dell’alcool, mi limitai nel bere. O meglio, cercai di limitarmi. E ditemi ora se non sono da assolvere.
Mia madre mi ha spedito dieci litri di vino siciliano, di quello buono, casereccio. E come si fa a non berlo? Come facevo a non berlo? Non avevo frigorifero, nella mia soffitta faceva un caldo d’inferno, entro pochi giorni sarebbe sicuramente andato a male e io non avevo bisogno di aceto. Inoltre, mi aveva spedito un paio di chili di mandorle tostate. Rendo l’idea? Vino. Siciliano. Accompagnato da mandorle tostate. Nella frescura della notte. Con la macchina da scrivere davanti e un bel sigaro in bocca.
Perciò me ne son sbattute le palle: del prurito, della verruca, del Mercurocromo, degli antistaminici? e mi sono fatto certe bevute!

9 giugno 1980 – ancora prurito.

Quando mangio uso mettere del peperoncino rosso sulle pietanze: da più gusto. Da circa venti giorni lo uso sempre, sia a pranzo sia a cena; devo ammettere che ne faccio un abuso. Porto sempre con me una bustina con un po’ di peperoncino e lo metto su ogni pietanza: sulla pastasciutta, sulla pizza, sullo spezzatino?
Ricordate che, a causa dell’allergia, avevo prurito alle congiuntive? Che, a causa, FORSE, del “Mercurocromo”, avevo prurito anche sulle gambe? Bene. Da qualche giorno ho cominciato ad avvertire prurito anche nelle cavità auricolari. Per darmi sollievo mi grattavo continuamente con dei bastoncini igienici ovattati sulle punte. Ma inutilmente: il prurito persisteva.
Quando un fastidio fisico, un dolore o una malattia, mi perdura per più di quattro giorni consecutivi comincio a preoccuparmi. (Ricordo di aver letto che se un dolore persiste per più di sette giorni, allora è meglio fare degli accertamenti. Accertamenti anticancro.)
Come al solito, mi sono recato dal mio medico, che a sua volta mi ha inviato dall’otorinolaringoiatra per una visita specialistica. L’otorino era della SAUB, e alla SAUB si va avanti a via di lunghe prenotazioni. Ma con uno stratagemma sono riuscito ad evitare la prenotazione di due mesi, e sono entrato il giorno dopo.
L’otorino mi ha ricevuto, mi ha chiesto il motivo della visita e gli ho detto che avevo del prurito nel canale auricolare. Mi ha osservato l’interno dell’orecchio con l’imbuto e in due secondi mi ha dato la cura: mangiare in bianco, ossia niente roba piccante. Capite? E a me piace il peperoncino rosso (che da più gusto al cibo e invita a bere boccali di birra) e lui me lo proibiva.
“Tutto qui?” gli ho chiesto.
“Tutto qui. Mangiare in bianco per una settimana almeno. Per caso, metti del pepe rosso nelle pietanze?” mi ha domandato.
“Sì, e molto.”
“Da stasera te lo scordi, va bene?” e mi ha congedato con la frase: “avanti un altro.”
Dopo cinque giorni di mangiare pastina in brodo, mozzarella, pomodoro, lattuga e frutta fresca, finalmente il prurito? anzi “i pruriti” sono cessati.

20 giugno 1980 – Lasciatemi scrivere.

Da qualche giorno, anzi da qualche notte, mi è difficile prendere sonno e addormentarmi. Non soffro di insonnia e non ne ho mai sofferto. Però quest’impossibilità a dormire è dovuta al fatto che la mattina dormo sino a mezzogiorno e a volte anche sino alle due o le tre del pomeriggio. Sicché la notte non riseco a prendere sonno se non prima delle sei o le sette del mattino.
Rientro a casa a mezzanotte, dopo aver comprato la prima edizione de LA STAMPA. Poi, a casa, in soffitta, leggo il giornale e dopo scrivo qualcosa. Infine vado a letto e cerco di dormire, ma non ci riesco. Allora accendo la luce e leggo (o rileggo) Bukowski o Hemingway o Burroughs o Mailer. Finalmente, stanco di leggere, rispengo la luce e ri-cerco di dormire. E in attesa che il sonno mi avvolga col suo grigio mantello, il mio cervello è un turbine: immagini distruttive e autodistruttive si accavallano nella mente mia.
Il pensiero-immagine che più mi è frequente è l’immagine di me stesso che strappa la “sicura” con i denti e lancia una bomba a mano. Non so a “chi”: la lancio e basta. Oppure: i che sparo con un fucile mitragliatore. Sventaglio colpi da destra a sinistra e viceversa.
Spesso, queste scene mi is impiantano nel cervello dopo aver letto articoli di merda scritti da giornalisti di merda.
A volte mi ritrovo a pensare ai miei genitori, lì, al mio paese a 1.500 chilometri di distanza. Allora nel mio “schermo mentale” si affaccia la mia figura che tiene un bastone o una clava in mano. E la faccio roteare sino a colpire, a distruggere, a spaccare tutto ciò che c’è intorno a me, nella mia soffitta: scaffali con i libri, macchina da scrivere, specchio, sedie? tutto, insomma. Oppure “mi vedo” con una pistola puntata alla mia tempia destra ed io pronto a premere il grilletto.
E mi volto dall’altra parte. E mi giro e mi rigiro nel letto. E fuori il vento ulula. Apro gli occhi e, alla fioca luce della luna piena che entra dal lucernario e rischiara la soffitta, vedo i libri, il tavolo, la sedia. E resto un po’ ad occhi aperti. Poi continuo a guardare: dal piano del tavolo si staglia, maestosa come un fallo di Satana, una statua di un potente Dio di qualche Tribù Selvaggia: la sagoma di un bottiglione. Il bottiglione di vino siciliano. Accanto ad esso, la sagoma di un bicchiere. “vaffanculo”, penso. Accendo la luce. Mi alzo dal letto. Mi verso da bere. Bevo. E attacco a scrivere.
Lasciatemi scrivere!

21 giugno 1980

Poi l’effetto del vino si fa sentire.
Cazzo, però è bello.
Ti permette di fare tante cose, il vino.
Ti fa dimenticare, ti fa ricordare, ti fa sentire allegro,
ti fa scrivere “a fiume”, ti rende “Schietto”?
e in più ti fa venire sonno.
Ed io vado a letto, alle otto del mattino.
Good Night.

28 giugno 1980 – 30 giugno 1980. Mattino presto, quasi l’alba.

L’altro ieri è stato il giorno del mio 27° compleanno e è stata la prima volta in vita mia che nessuno, dico NESSUNO, mi ha fatto gli auguri (anche perché non ho “pubblicizzato” quel giorno come quello del mio compleanno). Ed è stata la prima volta che non ho festeggiato.
Non ho festeggiato neppure con Rosy. Nemmeno lei mi ha fatto i tradizionali auguri, però mi ha domandato cosa volessi come regalo (è una richiesta che ha imparato da me). Le ho risposto: “non voglio niente”. Poi siamo andati allo Stadio Comunale a sentire Bob Marley (siamo entrati gratis, naturalmente).
Ricordo come fosse ieri anche il giorno del mio 25° compleanno. Proprio due anni fa ho cominciato a “cambiare” nel vero senso della parola, materialmente e moralmente. Cominciai a diventare quello che sono, a giocare ai cavalli, a scrivere, a leggere Bukowski, a diventare trasandato, a fregarmene degli altri e di tutto, cominciai a percepire certe cose “nascoste alla massa”, cioè alle pecore lavoratrici da otto ore al giorno, ossia a quelli che dicono “bisogna lavorare, per guadagnarsi la pagnotta!”. Oppure quelli che dicono “se lavorassero, certe idee in testa non le avrebbero”. Loro lavorano. Loro sono tranquilli: hanno una casa, una famiglia, la moglie e i figli. Hanno un lavoro sicuro, sono sistemati. E non si accorgono che sono VERAMENTE sistemati. Sistemati per tutta la vita. Per tutta la loro esistenza.

30 giugno 1980 – Altri pensieri.

Debbo telefonare a casa, ai miei genitori. E un’angoscia mi assale.
Ricordo l’ultima volta che telefonai, una settimana fa. Mia madre, come al solito, prima di tutto mi disse un formale “come stai?”. Poi l’immancabile, e non certo formale, “hai dato qualche esame?” ed io mi incazzai: ” è mai possibile che devi sempre pensare agli esami?”
Loro, i miei genitori, si preoccupano per me. Cazzo, tutti domandano loro “e tuo figlio quando si laurea?” e loro non sanno cosa rispondere! Cazzo, ditegli “non lo so” oppure: “che cazzo te ne fotte?”
La famiglia! Tsè. “Un piccolo nucleo per meglio controllare gli individui da parte dei potenti”, come scrisse Oriana Fallaci in un suo libro. Io sono d’accordo con lei e aggiungo: anche per farli soffrire di più.
“la famiglia! Magnifica istituzione morale, santa famiglia, inviolabile creazione divina, chiamata ad educare i selvaggi alle virtù. Santa famiglia, sacrario di tutti i valori, dove i bambini innocenti sono torturati fino a che non hanno detto la prima bugia, dove la volontà è infrancata dall’autoritarismo e dalla repressione, dove la coscienza è uccisa da ciechi egoismi: famiglia, tu sei il covo di tutti i vizi sociali.” Come scrisse Bernardo Bertolucci.
Se muore, mettiamo, una donna, ci dispiace, sì. Però se muore una nostra sorella o un nostro familiare allora “soffriamo”. Perché, poi? Che cos’è che ci spinge a “provare emozioni diverse” per persone diverse? Io, poi, a “certe emozioni” non credo. All’amore , per esempio. O all’amicizia. Sono “sentimenti” creati per meglio sfruttare il prossimo. Quante idiozie o comportamenti privi di senso si commettono in nome di questi “valori”, di queste idiozie santificate! Non è certo una bella cosa essere sfruttati dalla “controparte” stessa o da qualcuno (potere religioso, potere politico, organismi vari ecc.) che le utilizza a proprio vantaggio in mille modi possibili.
“cè un bimbo, povero, che ha bisogno di un palato nuovo,” dice un Organismo internazionale. E subito vengono proposte sottoscrizioni.
“Una bimba non ha soldi per un’operazione al cuore.” E giù, pronte sottoscrizioni. E molti fanno il loro “versamento” con carta di credito o con conto corrente postale. E tutto perché dieci o ventimila lire “donati per fare del bene” alleggeriscono la coscienza.
“poverino! Gli voglio dare ventimila lire.”
Ma se chiedessero un sacrificio, un VERO sacrificio, per salvare una vita, dubito che lo farebbero. Un sacrificio del tipo: “rinunciare ad una promozione” o alla “carriera”.
E ancora non ho telefonato a casa. Ai miei genitori.
Dovevo telefonare un’ora fa. Penso proprio che dovrei telefonare.
Vabbè, telefono domani.

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