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Il primo Festival Internazionale Cinema Giovani

27 Ottobre 2003 Commenti chiusi

Tra le sezioni del Festival vi è lo “Spazio Aperto”, ovvero proiezioni no-stop di opere in 16 mm e super/8, nonché di filmati “video”. Facciamo una breve rassegna di tali opere che, in verità vengono presentate in sordina. In “Effimera” (1981), di Castrenze Scrudato, venti minuti di proiezione, un cineamatore viene in possesso, per errore, di una pellicola non sua, nella quale è ripreso il volto di una giovane donna che, in seguito, viene trovata violentata e uccisa.
In altro film, “Il Grandini” (’81), di Maurizio Costa, ricalca i “polpettoni” di genere poliziesco. Dopo varie avventure con malavita e polizia, un giovane si fa giustizia da sé per vendicare la moglie assassinata.
Più “impegnati” gli altri brevi filmati: “La camera”, ancora di Scrudato, varie riprese dell’interno di una stanza; “L’elicottero”, che con il suo caratteristico rumore viene a disturbare la quiete di un quartiere; “Il Murale”, che dal verde di un giardino viene su improvvisamente.
“Frammenti” più che un film è una rassegna di foto d’Epoca, di cui l’autore mette in risalto le date (1929-30) e l’origine (Tripoli). Le foto raffigurano momenti di vita di allora (operai al lavoro, posizioni statuarie, foto di gruppo e di bambini).
“Appunti su una Metropoli” (1980), di Roberto Forza, si distingue per la colonna sonora. Le musiche, infatti, rapiscono lo spettatore. Il filmato è diviso in tre parti: la Torino “difficile”: mercati Generali, stazione Porta Palazzo, emarginati. La Torino tranquilla: anziani che passeggiano, la quiete del Po e del Valentino (non a caso tali immagini erano commentate dalla canzone La vie en rose, cantata da Edith Piaf). Ed infine la Torino Artistica, in cui l’autore mette in risalto le forme architettoniche di alcuni palazzi e gli artistici capitelli e guglie di alcune ville.
Il filmato australiano “M/M”, di Robert Quittà è molto difficile, con lunghe riprese di particolari che, legati assieme, alla fine danno un risvolto “a sorpresa” al filmato.
Tra le “Strutture produttive” è interessante la “Albedo Cinematografica”, di Milano. Gli allievi del primo anno del corso di specializzazione hanno presentato il “laboratorio teorico – pratico”, soffermandosi sul “movimento del corpo umano” e “sull’inquadratura”, passando poi alla “continuità”, ossia il modo di dare una conseguenza cronologica alle riprese, anche se queste sono state effettuate seguendo un ordine diverso da quello indicato nella sceneggiatura.
È seguita un’analisi del film “Shanghai express”, di j. Von Sternberg, secondo la quale molti primi piani di Marlene Dietrich sono superflui e altri sono fuori dal tempo e dallo spazio” della storia narrata e, se eliminati, nulla toglierebbero alla narrazione e alla continuità del film.
Il Laboratorio della Albedo ha concluso con delle divertenti scenette-inchiesta sul tema: “Il futuro del cinema italiano”. Alla domanda: “Che cos’è il cinema italiano?”, è stato risposto: “il cinema italiano è Pierino”. Per un’allieva, invece, “il cinema è fascino”. Per un’altra “è imprevedibilità”, e per un’altra ancora è “sempre la stessa storia narrata in modo diverso”. Per Gabriella Rosaleva (autrice del film “Processo a Caterina Ross”, in concorso a Torino) il cinema è “pittura in movimento”.
Alla domanda: “Qual è il futuro del cinema italiano?”, qualcuno spiritosamente risponde: “È la speranza di morte di Abatantuono”. Per un’allieva tutto pepe, invece, il futuro del cinema “non esiste: esiste un nuovo dominio dell’immagine”. E ancora: “il cinema italiano è sparito: un rapimento senza rivendicazione né richiesta di riscatto”. Ed anche: “bisogna ripartire da zero: ristudiare il cinema”. E forse anche per questo, per studiare il cinema, che bisogna valorizzare e dare atto di grande merito a questo Festival Internazionale Cinema Giovani.

NOTA: Ho scritto questo articolo nel 1981, in occasione dell’inaugurazione del Primo Festival Internazionale Cinema Giovani, che si teneva a Torino.

Primo Festival Internazionale Cinema Giovani

9 Agosto 2003 Commenti chiusi

1° FESTIVAL INTERNAZIONALE CINEMA GIOVANI

Torino, 198…

Tra le sezioni del Festival vi è lo “Spazio Aperto”, ovvero proiezioni no-stop di opere in 16 mm e super/8, nonché di filmati “video”. Facciamo una breve rassegna di tali opere che, in verità vengono presentate in sordina. In “Effimera” (1981), di Castrenze Scrudato, venti minuti di proiezione, un cineamatore viene in possesso, per errore, di una pellicola non sua, nella quale è ripreso il volto di una giovane donna che, in seguito, viene trovata violentata e uccisa.
In altro film, “Il Grandini” (’81), di Maurizio Costa, ricalca i “polpettoni” di genere poliziesco. Dopo varie avventure con malavita e polizia, un giovane si fa giustizia da sé per vendicare la moglie assassinata.
Più “impegnati” gli altri brevi filmati: “La camera”, ancora di Scrudato, varie riprese dell’interno di una stanza; “L’elicottero”, che con il suo caratteristico rumore viene a disturbare la quiete di un quartiere; “Il Murale”, che dal verde di un giardino viene su improvvisamente.
“Frammenti” più che un film è una rassegna di foto d’Epoca, di cui l’autore mette in risalto le date (1929-30) e l’origine (Tripoli). Le foto raffigurano momenti di vita di allora (operai al lavoro, posizioni statuarie, foto di gruppo e di bambini).
“Appunti su una Metropoli” (1980), di Roberto Forza, si distingue per la colonna sonora. Le musiche, infatti, rapiscono lo spettatore. Il filmato è diviso in tre parti: la Torino “difficile”: mercati Generali, stazione Porta Palazzo, emarginati. La Torino tranquilla: anziani che passeggiano, la quiete del Po e del Valentino (non a caso tali immagini erano commentate dalla canzone La vie en rose, cantata da Edith Piaf). Ed infine la Torino Artistica, in cui l’autore mette in risalto le forme architettoniche di alcuni palazzi e gli artistici capitelli e guglie di alcune ville.
Il filmato australiano “M/M”, di Robert Quittà è molto difficile, con lunghe riprese di particolari che, legati assieme, alla fine danno un risvolto “a sorpresa” al filmato.
Tra le “Strutture produttive” è interessante la “Albedo Cinematografica”, di Milano. Gli allievi del primo anno del corso di specializzazione hanno presentato il “laboratorio teorico – pratico”, soffermandosi sul “movimento del corpo umano” e “sull’inquadratura”, passando poi alla “continuità”, ossia il modo di dare una conseguenza cronologica alle riprese, anche se queste sono state effettuate seguendo un ordine diverso da quello indicato nella sceneggiatura.
È seguita un’analisi del film “Shanghai express”, di j. Von Sternberg, secondo la quale molti primi piani di Marlene Dietrich sono superflui e altri sono fuori dal tempo e dallo spazio” della storia narrata e, se eliminati, nulla toglierebbero alla narrazione e alla continuità del film.
Il Laboratorio della Albedo ha concluso con delle divertenti scenette-inchiesta sul tema: “Il futuro del cinema italiano”. Alla domanda: “Che cos’è il cinema italiano?”, è stato risposto: “il cinema italiano è Pierino”. Per un’allieva, invece, “il cinema è fascino”. Per un’altra “è imprevedibilità”, e per un’altra ancora è “sempre la stessa storia narrata in modo diverso”. Per Gabriella Rosaleva (autrice del film “Processo a Caterina Ross”, in concorso a Torino) il cinema è “pittura in movimento”.
Alla domanda: “Qual è il futuro del cinema italiano?”, qualcuno spiritosamente risponde: “È la speranza di morte di Abatantuono”. Per un’allieva tutto pepe, invece, il futuro del cinema “non esiste: esiste un nuovo dominio dell’immagine”. E ancora: “il cinema italiano è sparito: un rapimento senza rivendicazione né richiesta di riscatto”. Ed anche: “bisogna ripartire da zero: ristudiare il cinema”. E forse anche per questo, per studiare il cinema, che bisogna valorizzare e dare atto di grande merito a questo Festival Internazionale Cinema Giovani.