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Gesualdo Bufalino e la fine delle biblioteche private

10 Luglio 2003 Commenti chiusi

Gesualdo Bufalino ha donato la sua biblioteca privata al Comune di Comiso, la sua città. Quei libri sono stati collocati nella emeroteca comunale, in antichi locali ristrutturati. Si tratta di circa cinquemila volumi che, dopo circa due anni non sono stati ancora catalogati e sistemati. ?Gli altri duemila volumi, cioè i più interessanti?, mi comunica Bufalino in un colloquio telefonico avvenuto pochi mesi prima della sua morte, ?li ho tenuti per me, per i miei studi: passeranno al Comune dopo la mia morte.?
E ripensando a quelle parole subentra in me tanta malinconia, perché penso a certi vecchietti ormai defunti. Vecchietti mai conosciuti eppure così vivi nei libri antichi che si possono trovare ogni domenica mattina nei mercatini dell?usato che si tengono in molte città, tra cui Catania. (Qualche anno fa si era tentato, a cura dell?Assessorato per lo sviluppo economico, di istituirne uno anche a Ragusa. Le bancarelle di commercianti e antiquari provenienti da ogni parte della Sicilia venivano montate per le stradine di Ibla, quartiere barocco, e nel suo bellissimo giardino, ma il tutto durò pochi mesi.)
Si possono trovare, in quei mercatini, libri magnifici, molti dei quali ormai introvabili o molto costosi: saggi, romanzi, poesie, testi teatrali? libri ben rilegati o ?medicati?, come si usava una volta, con strisce di carta e con colla fatta con acqua e farina. E molti volumi sono anche firmati o timbrati, con nome, cognome e indirizzo di chi ne fu proprietario: una sorta di ex-libris artigianale. Immaginavano, i defunti proprietari, tale destino per i libri di cui hanno avuto tanta cura? Prevedevano che la loro cultura potesse essere così polverizzata? Gli eredi di quei vecchietti, forse bramosi di avere al più presto l?alloggio libero da tutti quei ?libracci?, li hanno dati al primo rigattiere che passava, il quale avrà pensato bene di ?farli fuori? vendendoli al mercatino delle pulci, ?a cinquecento lire al pezzo?.
Quante biblioteche simili esisteranno ancora a Catania o Ragusa, ma anche a Milano, Torino e Roma? E quanti di questi vecchietti sono ancora in vita? Chissà che tipi sono! Intellettuali? Semplici appassionati lettori? Studiosi? Una cosa è certa: da giovani dovevano essere, se non ricchi, sicuramente benestanti, per almeno tre motivi. Primo: gli indirizzi sugli ex-libris sono quelli di vie del Centro storico, corrispondenti a quegli affascinanti palazzi antichi ancora abitabili. Secondo: tra il 1890 e il 1915, non tutti potevano permettersi libri ?costosi? di trenta o quaranta lire. Terzo: solo i benestanti erano talmente istruiti da acquistare (sempre nel 1915 circa) l?Estetica, di Benedetto Croce o, per esempio, gli Scritti completi, di Silvio Pellico (edizione 1861, con prefazione di Pietro Maroncelli).
E gli ignoranti rigattieri della domenica credono di fare ottimi affari vendendo questi libri a ?mazzi da tre? per duemila lire. E così, ogni due o tre settimane, c?è sempre un robivecchi che arriva con una partita di libri, un nuovo carico di cultura: vuol dire che un altro vecchietto amante dei libri è morto, un altro alloggio è vuoto, altra cultura smembrata, dispersa.
Ma come mai il professor Bufalino, ultrasettantenne, ha deciso di donare la sua biblioteca privata? ?Per vari motivi?, mi risponde frettoloso come sempre e restio a rilasciare interviste. ?Ad esempio, perché i libri erano tanti e occupavano talmente tanto spazio che io non avevo dove metterli. E poi, non ho figli: a chi avrei dovuto lasciarli, in eredità, se non ad un Ente o ad una Università?? Gesualdo Bufalino è morto nel 1996 in un incidente stradale, mentre attraversava la strada.
E mi viene in mente don Ferrante, il dotto dei Promessi Sposi, il quale, morendo di peste, vide la sua famosa biblioteca ?dispersa su per i muriccioli?. È cambiato tanto da allora? Sarà sempre così? L?informatizzazione ci salverà da simili scempi o, semplicemente, non vi sarà nessuno scempio da perpetrare per la morte naturale dei libri? In tal caso dovremmo tenere ben cari quei volumi che ancora sopravvivono.