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Archivio Aprile 2011

Riassunto del mio romanzo IL VOLANTINO E IL MELOGRANO

30 Aprile 2011 Commenti chiusi

Voglio riprendere la pubblicazione di miei scritti su questo blog, dal quale sono assente da parecchio tempo.
Voglio farvi leggere il riassunto di un mio romanzo. Lo so: potrebbe sembrare narcisistico o altro, ma vi assicuro che la mia voglia di pubblicare (non per soldi, credetemi) è forte. la voglia di dire qualcosa che possa servire a far riflettere, a divertire a mutare la Società è forte.
Basta. Buona lettura (a chi ne ha voglia).
Il Volantino e il Melograno (Riassunto)

Il volantino e il melograno potrebbe sembrare, a prima vista, un romanzo autobiografico della peggiore (o migliore?) specie. Ma ad una lettura più completa si noterà che il romanzo è, se non un’ironica visione della vita, una parodia della vita stessa, quella descritta nella letteratura “esistenziale”. Ma è anche una parodia del mondo degli scrittori, degli artisti, dei “generi letterari” e della “critica letteraria”, del mondo del lavoro e dei (cosiddetti, a torto) fannulloni della Pubblica Amministrazione, dell’odio e dell’Amore… tra colleghi e tra Sudditi e Potere.
Il romanzo, scritto in prima persona, è strutturato come un insieme di episodi che hanno varie connotazioni. A volte sono metafore, altre volte sono la condizione stessa del vivere, ossia dei semplici avvenimenti più o meno significativi. Gli episodi sono collegati tra loro, e richiamano situazioni e luoghi che vanno a costituire l’unità narrativa.
Il titolo è per il personaggio una metafora salvifica, e il suo significato è svelato nel finale. Si scopre così che il Volantino è quello dei comunicati sindacali dell’allora nascente Sindacato di Base. Il volantino, usato come arma, e non solo come simbolo delle armi vere, cioè quei kalashnikov utilizzati dai terroristi in quegli Anni di Piombo, si rivela in tutta la sua chiarezza.
Il Melograno, invece, è la metafora del Potere e del Padronato Politico e Amministrativo. Leggendo il romanzo ci si ricorda che l’INPS di cui si parla è quello che un tempo era governato dai Sindacati, quelli della Triplice, nemici giurati dei Sindacati di Base. (La Triplice, dal canto suo, si è battuta strenuamente, ma invano, perché i Sindacati di Base non attecchissero nella Pubblica Amministrazione.)
Il melograno ha “mille nidi, mille uova, mille paia di lenzuola”, e può essere aspro o dolce, acerbo o maturo, un “mostro”dai mille colori, dalle mille facce. Proprio come il Potere, che ha mille meandri. Il melograno nasconde, annida, copre il buono e il marcio. Il volantino svela, diffonde tutto ciò che il Potere vuole nascondere, e rende visibile le connivenze, i guasti, i difetti e le colpe dei dirigenti del Sistema. Quel Potere (il Potere è sempre, per qualche motivo, un Nemico) che vuole imprigionare l’Individuo (il protagonista) trasformando la sua sopravvivenza in un impiego a vita, e lo sottrae alla sua libertà, creativa e no, occupandogli la mente con cartellini da timbrare (quelli di entrata e di uscita), con straordinari, turni, ferie, missioni, assenteismi più o meno colpevoli coperti da complicità varie. Volantino e Melograno in antitesi, dunque.
Questo romanzo (il cui sottotitolo potrebbe essere Confessioni, ricordi ed esperienze esistenziali di uno scrittore assunto all’Inps e poi rinato), seppur con un linguaggio a volte crudo è, soprattutto, una satira del mondo impiegatizio della Pubblica Amministrazione, che nel romanzo è identificata con l’INPS, quella di circa venti o trenta anni fa, quando esistevano i “carrozzoni” statali e parastatali e l’aggettivo “fannulloni” non era associato ai pubblici dipendenti. Naturalmente, oggi l’INPS non è più come appare in questa narrazione (i computer cominciano a fare capolino). Infatti, i tempi e i riferimenti sono evidenti, basti notare la presenza di Alberto Moravia in uno degli episodi narrati, o i titoli dei film citati (La chiave). Il riferimento all’INPS è un pretesto e i luoghi descritti sono casuali. E proprio per essere satira, la vita in ufficio è esasperata al massimo, sino ad essere esorcizzata, sino a diventare comicità, ma anche motivo di riflessione.
Non è una narrazione fantozziana. Il personaggio principale non è un Fantozzi. Ciascun capitolo ha un suo ritmo, un suo respiro, una sua lunghezza e durata. In molti episodi vi è un messaggio che ha un suo significato, a volte “forte” e a volte “tenero”, quasi delle Storie di ordinaria follia che ricordano il buon, vecchio, caro Bukowski.
Il protagonista è un personaggio che vive in un mondo tutto da scoprire, che è forse nascosto nella coscienza del Lettore, un mondo dove solo la creatività, la libertà e l’individualismo più sfrenato hanno diritto d’esistenza. La sottomissione alle regole della convivenza lavorativa, dell’ordine costituito, del perbenismo, non hanno, invece, dignità, e sono da bandire. Oltre la letteratura, c’è il paradiso. Null’altro. Come notazione importante è da riferire che le Opere del protagonista sono puntualmente respinte dalle Case editrici, alle quali le invia con meticolosa regolarità. In questa situazione, il nostro eroe vince un concorso, il Posto all’INPS desiderato da milioni di persone. Ma quel Posto è da lui disprezzato, persino vilipeso. Inizia così a vivere in conflitto con se stesso. Egli nota la differenza tra ciò che era (e che vuole continuare ad essere) e quello che è adesso (che teme, intuisce, che diventerà).
Il protagonista (il cui nome non è dato sapere, quasi a rilevare l’universalità della storia narrata) è un uomo il cui solo scopo è di Creare Opere Immortali. Egli è un Artista. E per Opera non intende solo ciò che lui “scrive” (romanzi e racconti), ma anche tutto ciò che fa, ogni attimo della sua esistenza, ogni sua azione (ad esempio: da giovane è stato decorato con la medaglia di bronzo al valor civile per aver salvato l’equipaggio di un mercantile, evento briosamente narrato). Quello che fanno gli “altri” (i colleghi, gli amici, altri studenti universitari), è Nulla, il vuoto della vita, il vuoto della mente. Quella vita è un trascorrere del tempo, nell’attesa della Morte. Malgrado ciò, il protagonista è un personaggio sensibile, benché individualista sfrenato. È un animale solitario che ama andare a caccia da solo e, da solo, perdere (o vincere, dipende dal punto di vista). Dai suoi colleghi viene umiliato e deriso. Mai lodato. Per converso, egli reagisce secondo la sua cultura: con feroce ironia, con i fatti e con le parole. E tale reazione rende ancor più cinici, invidiosi e violenti i suoi colleghi.
Come si diceva dianzi, non è narrazione di vita del genere “Fantozzi”. Gli episodi sono dei pensieri, delle riflessioni, delle farfalle svolazzanti che denotano la voglia di libertà del protagonista che ”suo malgrado” è stato assunto all’INPS e viene quindi sottratto all’esistenza che aveva nutrito sino alla soglia dei trent’anni, sbarcando il lunario tra università, lavori saltuari e collettivi studenteschi, passando poi all’anarchia edonista. Sfocia, infine, nella vita sbandata e “sempre senza soldi”, quella dei frequentatori di ippodromi e casinò. Una vita, di poco dissimile da quella dei barboni. (Ciò che lo distingueva da quest’ultimi era il semplice fatto che il protagonista aveva un tetto – una lurida soffitta – sotto cui rifugiarsi). In quest’ambiente, giova ripeterlo, giunge quell’assunzione all’INPS.
Queste rare farfalle svolazzanti, scritte a mo’ di diario, sono narrate senza censure, senza ipocrisie né timori, perché liberino, da una tenaglia psicologica, il protagonista, che lotta per non essere completamente ghermito dal Sistema. Egli non vuole rassegnarsi all’idea di essere un mattone incasellato in un Grande Muro. Le narra a modo suo, le sue avventure, lui che lo sa fare, lui che sa capire. Riflette, sulla sua Condizione Umana. Non reagisce, ma sogna.
In un finale onirico, il protagonista capisce che giunge l’ora di liberarle, quelle sue farfalline. Finalmente volano via. E il protagonista, forse in un ultimo furore di rassegnazione, sembra ripetersi: “per favore, tu che non vuoi o che fai finta di non volerle acchiappare, chiudi queste pagine: le farfalle resteranno spiaccicate, è vero, ma saranno pronte per il futuro, per quando cambierai idea, nel tempo in cui la tua morale ti consiglierà di farlo, per il tempo in cui la Libertà ti scioglierà le ali”. E uscirà vincente da una sfida tra Individuo e Sistema.
Nel frattempo, bene o male, avrà servito la sua Nazione, e la libertà arriverà, forse troppo tardi, con la sua pensione: un finalino, l’ultima pagina, di commovente tenerezza.

Grazie per aver letto.
Salvino.
stilografiche 3

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