FERROCIANURO E COUSU COUS E ALTRI RACCONTI è un altro mio libro

25 Giugno 2016 Commenti chiusi

FERROCIANURO E COUSU COUS E ALTRI RACCONTI è un altro  mio libro pubblicato in ebook con EDITRICE LILLYBOOK. E’ in vendita anche su Amazon e costa solo 1,49 euro.

Racconti contenuti nella raccolta:
1) Un prestito d’onore: per un aspirante scrittore squattrinato, alle prese con lavori saltuari e mal pagati, chiedere un favore a una ex fidanzata può fare la differenza tra una buona e una cattiva giornata.
2) Pane e yogurth: sembra facile per un giovane rapinare vecchietti all’uscita dell’ufficio postale, quando il bottino è la loro misera pensione. Ma il giovane rapinatore del racconto capisce che non è bastata una pistola a renderlo forte.
3) Profumo di basilico: un padre emigrante in viaggio in treno verso il Nord, la sua piantina di basilico come ricordo di casa, i pensieri al figlio handicappato.
4) Il grande prestigiatore: Mister Chicago, prestigiatore, si esibiva in tutte le capitali d’Europa, ma senza grande successo. Insieme alla moglie e alla piccola Maximine viveva in una roulotte e aspettava la Grande Occasione: il momento per presentare Concerto di Magie, il più grande spettacolo magico di tutti i tempi.
5) Una vecchia gallina professionista: bisognoso di soldi, finisce a fare il gigolò con una “signorina” avanti negli anni, ma ancora piacente. Lei si autodefinisce “gallina
vecchia che fa buon brodo” e il servizio è stato ben pagato. Un’avventura fuori del comune, tutta da raccontare. Ma da non ripetere.
6) Ferrocianuro e cous cous: un giallo in famiglia. Una serata in famiglia, nella casa di
un commissario di polizia. A cena, tra una portata e l’altra, il commissario, la moglie e il
figlio adolescente, aspirante poliziotto, affronteranno a modo loro i dettagli di un omicidio in cui la polizia brancola nel buio.
7) Qualcosa di diverso: Marco, nonostante la tenera età, è un grande osservatore, e questa dote gli tornerà inaspettatamente utile quando, tornando a casa da scuola, si imbatte in un crimine.

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“Figlio di santa donna” – riassunto del romanzo

25 Giugno 2016 1 commento

Il protagonista del romanzo si chiama Cristiano Tenebroso, è un serial killer – lucido malato di mente, e svela (consegna, affida) i trascorsi della sua vita ad uno psicanalista. Gli confessa la propria infanzia – soffermandosi su un’adolescenza dolorosa; le proprie stranezze – divagando su episodi grotteschi; i propri omicidi – dichiarandoli lucidamente razionali e basandoli su invisibili/discutibili realtà.
Pur avendo più volte ucciso, Cristiano Tenebroso non vuole convincersi di essere un assassino e, nell’aprirsi al suo analista, parla con necessaria frammentarietà, frenesia e addirittura con divertissement. Proprio come fanno i pazienti nel raccontare tutto ciò che giunge loro in mente, Cristiano dice la sua infanzia, il passato recente, i ricordi in parte divertenti, i pensieri reconditi ecc.. Il killer si confida col dottore e nello stesso tempo racconta al lettore. Proprio per questo motivo, la struttura del romanzo è un continuo trasformarsi, un lungo svilupparsi tra dialogo e narrazione, tra fatti raccontati all’analista e storia riferita dal protagonista al lettore. Questo parlare e narrare si fondono e si alternano.
La madre del protagonista, una bigotta, è stata abbandonata dal marito tradito, presunto padre di Cristiano. La donna, infatti, aveva allacciato una relazione con il parroco della chiesa e procacciava indulgenze plenarie a pagamento. Sotto ipnosi, Cristiano svelerà che il suo vero padre è il giovane parroco. La madre influenzerà in maniera negativa l’infanzia del figlio. Quest’ultimo crescerà schivo, lontano dalle relazioni sociali ed affettive, sino a diventare impotente e cinico. La sua impotenza e il suo cinismo lo porteranno ad odiare le donne e a diventare assassino.
Cristiano Tenebroso narra, inoltre, i suoi rapporti col suo maestro di vita, Zio Marcello, raffinato collezionista oltre l’immaginabile, vecchio e malato di tumore che abita insieme alla bizzarra gemella, con la quale condivide spregevoli segreti. I due vivono in un appartamento di 15 stanze trasformato in un personale museo privato e contenente un tesoro accumulato in modo misterioso.
Quando Cristiano è ormai “guarito”, anzi crede di esserlo, entra nella sua vita Chiara Felsini, un commissario di polizia al quale stava per costituirsi. Cristiano rapisce la donna e tra i due inizia, tra bugie e verità, un perverso gioco al massacro dal finale inaspettato.
Inizialmente, gli episodi narrati non hanno nessun apparente legame tra loro. Poi, però, convergono a disegnare il profilo del protagonista e a spiegare situazioni dapprima lasciate aperte.
Le storie sono tutte narrate in prima persona da Cristiano Tenebroso. La prima storia indugia sulla memoria del protagonista; la seconda racconta gli episodi via via vissuti da Cristiano nei suoi rapporti con gli altri. Le storie andranno a congiungersi negli ultimi capitoli, sino a formarne una sola, sino allo svelamento finale.
Benché non sia usuale farlo, ho distinto i capitoli in numeri romani e in cifre ordinali per identificare i diversi piani narrativi temporali.
FIGLIO DI SANTA DONNA è un romanzo che non fisserei rigidamente in una definizione di genere, anche se, dovendolo necessariamente catalogare, lo definirei .

Il mio nuovo romanzo s’intilola FIGLIO DI SANTA DONNA – http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/gialli-noir/256299/figlio-di-santa-donna/

25 Giugno 2016 Commenti chiusi

é un thriller d’amore e odio. Si chiama Cristiano Tenebroso e svela (consegna, affida) i trascorsi della sua vita ad uno psicanalista. Gli confessa la propria infanzia, le proprie stranezze e i propri omicidi.

Zio Marcello è un vecchio collezionista, oltre l’immaginabile, è stato il maestro di Cristiano e abita insieme alla bizzarra gemella, con la quale condivide spregevoli segreti.

Quando Cristiano è ormai “guarito”, anzi crede di esserlo, entra nella sua vita Chiara Felsini, un commissario di polizia al quale stava per costituirsi. Cristiano rapisce la donna e tra i due inizia un perverso gioco al massacro.

Riassunto del mio romanzo IL VOLANTINO E IL MELOGRANO

30 Aprile 2011 Commenti chiusi

Voglio riprendere la pubblicazione di miei scritti su questo blog, dal quale sono assente da parecchio tempo.
Voglio farvi leggere il riassunto di un mio romanzo. Lo so: potrebbe sembrare narcisistico o altro, ma vi assicuro che la mia voglia di pubblicare (non per soldi, credetemi) è forte. la voglia di dire qualcosa che possa servire a far riflettere, a divertire a mutare la Società è forte.
Basta. Buona lettura (a chi ne ha voglia).
Il Volantino e il Melograno (Riassunto)

Il volantino e il melograno potrebbe sembrare, a prima vista, un romanzo autobiografico della peggiore (o migliore?) specie. Ma ad una lettura più completa si noterà che il romanzo è, se non un’ironica visione della vita, una parodia della vita stessa, quella descritta nella letteratura “esistenziale”. Ma è anche una parodia del mondo degli scrittori, degli artisti, dei “generi letterari” e della “critica letteraria”, del mondo del lavoro e dei (cosiddetti, a torto) fannulloni della Pubblica Amministrazione, dell’odio e dell’Amore… tra colleghi e tra Sudditi e Potere.
Il romanzo, scritto in prima persona, è strutturato come un insieme di episodi che hanno varie connotazioni. A volte sono metafore, altre volte sono la condizione stessa del vivere, ossia dei semplici avvenimenti più o meno significativi. Gli episodi sono collegati tra loro, e richiamano situazioni e luoghi che vanno a costituire l’unità narrativa.
Il titolo è per il personaggio una metafora salvifica, e il suo significato è svelato nel finale. Si scopre così che il Volantino è quello dei comunicati sindacali dell’allora nascente Sindacato di Base. Il volantino, usato come arma, e non solo come simbolo delle armi vere, cioè quei kalashnikov utilizzati dai terroristi in quegli Anni di Piombo, si rivela in tutta la sua chiarezza.
Il Melograno, invece, è la metafora del Potere e del Padronato Politico e Amministrativo. Leggendo il romanzo ci si ricorda che l’INPS di cui si parla è quello che un tempo era governato dai Sindacati, quelli della Triplice, nemici giurati dei Sindacati di Base. (La Triplice, dal canto suo, si è battuta strenuamente, ma invano, perché i Sindacati di Base non attecchissero nella Pubblica Amministrazione.)
Il melograno ha “mille nidi, mille uova, mille paia di lenzuola”, e può essere aspro o dolce, acerbo o maturo, un “mostro”dai mille colori, dalle mille facce. Proprio come il Potere, che ha mille meandri. Il melograno nasconde, annida, copre il buono e il marcio. Il volantino svela, diffonde tutto ciò che il Potere vuole nascondere, e rende visibile le connivenze, i guasti, i difetti e le colpe dei dirigenti del Sistema. Quel Potere (il Potere è sempre, per qualche motivo, un Nemico) che vuole imprigionare l’Individuo (il protagonista) trasformando la sua sopravvivenza in un impiego a vita, e lo sottrae alla sua libertà, creativa e no, occupandogli la mente con cartellini da timbrare (quelli di entrata e di uscita), con straordinari, turni, ferie, missioni, assenteismi più o meno colpevoli coperti da complicità varie. Volantino e Melograno in antitesi, dunque.
Questo romanzo (il cui sottotitolo potrebbe essere Confessioni, ricordi ed esperienze esistenziali di uno scrittore assunto all’Inps e poi rinato), seppur con un linguaggio a volte crudo è, soprattutto, una satira del mondo impiegatizio della Pubblica Amministrazione, che nel romanzo è identificata con l’INPS, quella di circa venti o trenta anni fa, quando esistevano i “carrozzoni” statali e parastatali e l’aggettivo “fannulloni” non era associato ai pubblici dipendenti. Naturalmente, oggi l’INPS non è più come appare in questa narrazione (i computer cominciano a fare capolino). Infatti, i tempi e i riferimenti sono evidenti, basti notare la presenza di Alberto Moravia in uno degli episodi narrati, o i titoli dei film citati (La chiave). Il riferimento all’INPS è un pretesto e i luoghi descritti sono casuali. E proprio per essere satira, la vita in ufficio è esasperata al massimo, sino ad essere esorcizzata, sino a diventare comicità, ma anche motivo di riflessione.
Non è una narrazione fantozziana. Il personaggio principale non è un Fantozzi. Ciascun capitolo ha un suo ritmo, un suo respiro, una sua lunghezza e durata. In molti episodi vi è un messaggio che ha un suo significato, a volte “forte” e a volte “tenero”, quasi delle Storie di ordinaria follia che ricordano il buon, vecchio, caro Bukowski.
Il protagonista è un personaggio che vive in un mondo tutto da scoprire, che è forse nascosto nella coscienza del Lettore, un mondo dove solo la creatività, la libertà e l’individualismo più sfrenato hanno diritto d’esistenza. La sottomissione alle regole della convivenza lavorativa, dell’ordine costituito, del perbenismo, non hanno, invece, dignità, e sono da bandire. Oltre la letteratura, c’è il paradiso. Null’altro. Come notazione importante è da riferire che le Opere del protagonista sono puntualmente respinte dalle Case editrici, alle quali le invia con meticolosa regolarità. In questa situazione, il nostro eroe vince un concorso, il Posto all’INPS desiderato da milioni di persone. Ma quel Posto è da lui disprezzato, persino vilipeso. Inizia così a vivere in conflitto con se stesso. Egli nota la differenza tra ciò che era (e che vuole continuare ad essere) e quello che è adesso (che teme, intuisce, che diventerà).
Il protagonista (il cui nome non è dato sapere, quasi a rilevare l’universalità della storia narrata) è un uomo il cui solo scopo è di Creare Opere Immortali. Egli è un Artista. E per Opera non intende solo ciò che lui “scrive” (romanzi e racconti), ma anche tutto ciò che fa, ogni attimo della sua esistenza, ogni sua azione (ad esempio: da giovane è stato decorato con la medaglia di bronzo al valor civile per aver salvato l’equipaggio di un mercantile, evento briosamente narrato). Quello che fanno gli “altri” (i colleghi, gli amici, altri studenti universitari), è Nulla, il vuoto della vita, il vuoto della mente. Quella vita è un trascorrere del tempo, nell’attesa della Morte. Malgrado ciò, il protagonista è un personaggio sensibile, benché individualista sfrenato. È un animale solitario che ama andare a caccia da solo e, da solo, perdere (o vincere, dipende dal punto di vista). Dai suoi colleghi viene umiliato e deriso. Mai lodato. Per converso, egli reagisce secondo la sua cultura: con feroce ironia, con i fatti e con le parole. E tale reazione rende ancor più cinici, invidiosi e violenti i suoi colleghi.
Come si diceva dianzi, non è narrazione di vita del genere “Fantozzi”. Gli episodi sono dei pensieri, delle riflessioni, delle farfalle svolazzanti che denotano la voglia di libertà del protagonista che ”suo malgrado” è stato assunto all’INPS e viene quindi sottratto all’esistenza che aveva nutrito sino alla soglia dei trent’anni, sbarcando il lunario tra università, lavori saltuari e collettivi studenteschi, passando poi all’anarchia edonista. Sfocia, infine, nella vita sbandata e “sempre senza soldi”, quella dei frequentatori di ippodromi e casinò. Una vita, di poco dissimile da quella dei barboni. (Ciò che lo distingueva da quest’ultimi era il semplice fatto che il protagonista aveva un tetto – una lurida soffitta – sotto cui rifugiarsi). In quest’ambiente, giova ripeterlo, giunge quell’assunzione all’INPS.
Queste rare farfalle svolazzanti, scritte a mo’ di diario, sono narrate senza censure, senza ipocrisie né timori, perché liberino, da una tenaglia psicologica, il protagonista, che lotta per non essere completamente ghermito dal Sistema. Egli non vuole rassegnarsi all’idea di essere un mattone incasellato in un Grande Muro. Le narra a modo suo, le sue avventure, lui che lo sa fare, lui che sa capire. Riflette, sulla sua Condizione Umana. Non reagisce, ma sogna.
In un finale onirico, il protagonista capisce che giunge l’ora di liberarle, quelle sue farfalline. Finalmente volano via. E il protagonista, forse in un ultimo furore di rassegnazione, sembra ripetersi: “per favore, tu che non vuoi o che fai finta di non volerle acchiappare, chiudi queste pagine: le farfalle resteranno spiaccicate, è vero, ma saranno pronte per il futuro, per quando cambierai idea, nel tempo in cui la tua morale ti consiglierà di farlo, per il tempo in cui la Libertà ti scioglierà le ali”. E uscirà vincente da una sfida tra Individuo e Sistema.
Nel frattempo, bene o male, avrà servito la sua Nazione, e la libertà arriverà, forse troppo tardi, con la sua pensione: un finalino, l’ultima pagina, di commovente tenerezza.

Grazie per aver letto.
Salvino.
stilografiche 3

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sull’oscenità, sulla censura

28 Novembre 2010 Commenti chiusi

Ieri, leggendo un articolo sulla censura,

ho scoperto che l’oscenità non è  altro che una condizione dello spirito di chi legge, guarda o ascolta.

E’ un concetto di Thèodore Schroeder, che dedicò tutta la vita al tema.

E’ un concetto che ho deciso di condividere perchè, riflettendoci, è una verità.

belle immagini che mai saranno oscene

belle immagini che mai saranno oscene

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Sarde salate

25 Febbraio 2009 Commenti chiusi


  "Sai qual è il mio cibo preferito?". disse il serial killer.Sarde salate. Quelle che vendono sottosale. Ripulivo quattro o cinque sardine eliminando il sale in eccesso. Le lavavo con aceto. Non con l’acqua. Con aceto. Poi mettevo le sarde in un piatto e le marinavo con olio extravergine d’oliva, e con il succo di mezzo limone, aggiungendo pepe, nero e rosso. Le lasciavo con la lisca, le sarde. Le mangiavo spezzandone un pezzettino per volta. Afferravo per la coda una sarda, la sollevavo al di sopra della mia testa e, aprendo la bocca, mordevo la punta della sarda che penzolava.   

Dunque, l’uomo non è (non si considera) un serial killer. Il suo analista non giudica il suo paziente, non gli da consigli. Durante le sedute interviene sporadicamente e in maniera scarna, ma sarà anche una presenza fondamentale e determinante e sarà amato ed odiato dal suo paziente.

Prosegui la lettura…

nuovo romanzo

25 Febbraio 2009 Commenti chiusi

 

Ho appena finito di scrivere un romanzo, un thriller. L’ho intitolato "Io non sono un serial killer". Qualcuno sa se c’è un editore disposto a pubblicarlo? (E non ridete, per favore).

Prosegui la lettura…

caffettiera

25 Febbraio 2009 Commenti chiusi

Lettera a studenti universitari argentini.

8 Febbraio 2009 Commenti chiusi

   Carissimi amici argentini, cara Norma Nieto, cari studenti universitari, innanzi tutto vi ringrazio per la scelta da voi fatta in merito al mio testo teatrale, intitolato LUI, NON NOI, che rappresenterete, scelto come saggio di fine anno per il orso di Lingua Italiana.

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Un Blog?

27 Giugno 2006 1 commento

Un Blog? Una vita. Una parvenza di Vita? Tutta la tua vita On Line? A che pro? Eppure ci siamo. Speriamo di esserci, così. O No?

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